Finanziato tramite il Fondo italo-tedesco per il Futuro

Rappresentanza Tedesca Italia
Unione dei Comuni Montani del Casentino
13 01, 1945

Pratovecchio

2021-12-01T16:32:27+01:00
Tre fratelli con un amichetto giocando, muoiono nell’esplosione di una mina anticarro tedesca. Ipotesi in approfondimento: Si presume che l’evento sia avvenuto nei pressi dell’abitato di San Donato.

Pratovecchio2021-12-01T16:32:27+01:00
7 12, 1944

Castello

2021-11-16T14:59:36+01:00
Incalzate da un grande rastrellamento le cui direttrici di attacco provengono da Faltona, Ortignano Raggiolo e Rassina, il 3° Battaglione della XXIII Bgt Pio Borri si sposta in forze da Carda e Calleta verso Poggio Catarozzo: al fine di ingannare i tedeschi rispetto l’effettiva posizione dei partigiani, viene inviata una pattuglia di “diversivo” su Carda, nel frattempo già occupata dai tedeschi. La pattuglia, formata da sei partigiani (afferenti alla Compagnia Comando e alla 4^ Compagnia del III Btg. XXIII Bgt. Pio Borri, tra cui alcuni slavi), viene individuata e annientata, unitamente a un anziano del luogo con ogni probabilità ritenuto complice dei partigiani.

Castello2021-11-16T14:59:36+01:00
8 11, 1944

Salutio – loc. Bagno

2021-11-16T14:59:41+01:00
Evento e circostanze in fase di approfondimento. Le circostanze temporali riconducono presumibilmente l’evento alle cosiddetto contesto delle “stragi della ritirata” del Casentino.

Salutio – loc. Bagno2021-11-16T14:59:41+01:00
9 10, 1944

Pratovecchio

2021-11-16T15:17:29+01:00
I due fratelli mentre stanno giocando con altri coetanei e parenti rimangono vittima di un colpo di cannone con ogni probabilità tedesco. E’ infatti acclarato che la distruzione di Ponti e di parte di Via Garibaldi, avvenne per minamento per opera, mentre le giornate successive registrarono sporadici ma precisissimi bombardamenti, dell’artiglieria tedesca sul centro storico e su qualunque cosa si muovesse nelle aree circostanti.

Pratovecchio2021-11-16T15:17:29+01:00
18 09, 1944

La Ropa

2021-11-16T15:17:40+01:00
Soldati tedeschi irrompono alla Ropa e fucilano Francesco Pierguidi, gettandone poi il cadavere (forse per spregio o forse per occultamento) nella concimaia. L’evento avviene due giorni prima la liberazione di Stia.

La Ropa2021-11-16T15:17:40+01:00
17 09, 1944

Casini, Strada Montanino direzione Eremo di Camaldoli

2021-12-06T09:41:11+01:00
Una pattuglia tedesca, sicuramente ricollegabile ai contingenti tedeschi che in quegli stessi giorni erano asserragliati nelle vicine postazione di Montanino, rastrella nella boscaglia Attilio Ballerini e Romeo Menchini. Trasferiti al comando di battaglione di Casini, i due sono costretti a scavarsi la fossa e qui vengono fucilati per poi essere sotterrati sommariamente. I corpi verranno rinvenuti e inumati al cimitero di Moggiona il 29 dicembre 1944. Mentre l’età e la qualifica di militare potrebbero essere causa della fucilazione di Menchini, poco si può dire rispetto all’uccisione di Attilio Ballerini, che aveva in passato dimostrato anche convinta simpatia per il regime. Presumibilmente la causa della fucilazione è il clima di fibrillazione della ritirata o, ancora con più probabilità, l’aver individuato due civili in una zona soggetta a operazione di guerra. L’episodio è l’ultima uccisione riconducibile alla scia di eventi iniziata con l’evacuazione di Moggiona il 26 agosto e culminata con strage del 7 settembre 1944. Si precisa che le truppe germaniche abbandonarono definitivamente l’area di Moggiona il 21 settembre 1944.

Casini, Strada Montanino direzione Eremo di Camaldoli2021-12-06T09:41:11+01:00
15 09, 1944

Casa Nuova

2021-11-16T15:18:00+01:00
Una nutrita formazione di circa 30 partigiani (principalmente afferenti alla 7ª Compagnia), avvertita nei pressi di Romena delle violenze che i tedeschi stanno perpetrando nel vicino podere della Casa Nuova, si dirige in due pattuglie sul luogo, con l’obiettivo di cacciare i tedeschi prima dell’irreparabile. Al loro arrivo possono soltanto constatare la barbara uccisione di un uomo e di una donna. Occorre sottolineare che la presenza di un uomo ucciso, risulta soltanto nel rapporto del Comandante della 7ª Compagnia del 3° Battaglione XXIIIª Brigata Pio Borri, mentre non risulta evidentemente all’anagrafe di Pratovecchio.

Casa Nuova2021-11-16T15:18:00+01:00
10 09, 1944

Chiesa Vecchia

2021-11-16T15:18:03+01:00
Nei giorni della ritirata nella vicine postazioni della Linea Gotica, una pattuglia tedesca rastrella nel paese di Lonnano tre donne e un uomo, tutti anziani esenti da qualsiasi responsabilità. Ammassati contro un muro presso la colonica della poco distante Chiesa Vecchia, i soldati li passano per le armi e incendiano l’abitazione, nel probabile tentativo di occultare i cadaveri. Non si ha notizia di alcuna attività partigiana presente in quei giorni nell’area, ma sicuramente la strage è da ricondursi alla forte e generale pressione che l’esercito tedesco percepisce con l’avvicinamento del fronte Alleato.

Chiesa Vecchia2021-11-16T15:18:03+01:00
7 09, 1944

Moggiona

2022-04-11T11:24:54+01:00
Il piccolo paese di Moggiona assunse una rilevanza strategica nei piani di difesa tedeschi sin dal novembre 1943, quando le prime truppe del genio militare si stanziarono a Montanino, per le imminenti opere di fortificazione della montagna. I cantieri della Todt, che occupavano oltre 1400 persone (in parte operai della ditta Viti di Bergamo e in parte locali), procedettero ininterrottamente al rafforzamento della Linea Gotica in questo settore, dal 1 gennaio sino all’agosto inoltrato del 1944, ovvero sia fin quando le postazioni divennero effettiva linea del fronte. Con l’avvicinarsi degli Alleati a Bibbiena, iniziarono le operazioni di sfollamento e deportazione forzata verso il Nord di molti abitanti rimasti a Moggiona e nelle aree circostanti. La mattina del 26 agosto le truppe tedesche fanno ingresso in paese, sparando sui campi, distruggendo le abitazioni e prelevando forzosamente circa 60 poveri residenti. Alcune giovanissime donne sono molestate, sfuggendo soltanto grazie alla grande fermezza dei familiari, a sventure ancora peggiori. Alla fine della giornata, quasi tutti i catturati vengono trasferiti in Romagna, ad eccezione di tre giovani donne e due bambine, che vengono riportate a Moggiona affinché si uniscano alle uniche due famiglie rimaste, quella dei Meciani e quella di Maria Ceccherini. Nei giorni che intercorrono tra il 26 agosto e il 7 settembre, le vicende di Moggiona seguono la stessa falsa riga propria dei paesi casentinesi posti in area di combattimento o di ritirata. Comportamenti violenti, stupri di giovani donne, azioni di danneggiamenti e di distruzione degli edifici e delle infrastrutture. Ma il prosieguo drastico che colpisce inesorabilmente Moggiona, esula dalla normale e cinica routine comportamentale delle altre truppe tedesche sul territorio. La sera del 7 settembre, intorno alle 19 e 30, l’ultimo cannone viene trainato da Moggiona a Montanino, seguito dalla truppa di stanza fino ad allora presso il paese. Da Pratale sopraggiungono invece due graduati tedeschi, un tenente e un sergente, che fatto il loro ingresso nella via del Prato, chiedono del pane alla famiglia Meciani, per poi mitragliare senza altre spiegazioni quanti si trovano nell’abitazione. Cinque innocenti perdono così la vita. Da qui la coppia di assassini si trasferisce al Prato, dove altri 11 civili cadono sotto i colpi del mitra. Da questa fase del massacro si salvano, per esplicita volontà dei tedeschi, due bambine e due donne, che precedentemente alla strage erano state avviate verso Poppi. Malauguratamente decisero di tornare in paese, perché non consapevoli delle sparatorie avvenute. Qui vengono raggiunte dal sergente e dal tenente che dopo averle rassicurate, aprono improvvisamente il fuoco. Cadono in questo contesto madre e figlia, mentre una coppia di giovanissime sorelle riesce a mettersi in salvo con il favore dell’oscurità. Successivamente i tedeschi minano il ponte e lo fanno saltare, abbandonando Moggiona. Per 3 giorni Emilio Benedetti e Aurelio Ceccherini portano assistenza e acqua ai feriti rimasti nelle sventurate abitazioni. Nel frattempo altre truppe tedesche (nel cui organico figurano con sicurezza anche soldati italiani) passano attraverso Moggiona, senza tuttavia recare né noia né men che il minimo soccorso ai sopravvissuti. La mattina dell’11 settembre i Monaci Camaldolesi, avvertiti da Aurelio Ceccherini di soli 12 anni, provvedono a portare i primi soccorso in paese e a riparare con i sopravvissuti al monastero. In seguito il Comando Tedesco nega ogni permesso di circolazione ai Monaci di avvicinamento al paese, adducendo a motivazione l’arrivo delle truppe Alleate. In realtà questo inganno è l’atto finale delle tragedia. Tra il 12 e il 21 settembre truppe tedesche raggiungono il paese rimasto deserto e minano le due case del Prato e della Villa. L’obiettivo è quello di occultare i cadaveri e inquinare le prove del massacro avvenuto, simulando appunto le circostanze di un bombardamento. L’intera vicenda di Moggiona rappresenta in tutta la sua dinamica temporale, unita alla violenza spregiudicata e cinica, un evento di incalcolabile gravità e disprezzo per la dignità umana anche in un contesto di guerra.

Moggiona2022-04-11T11:24:54+01:00
Torna in cima